Una delle sostanze più diffuse nei prodotti anti-zanzare potrebbe non essere efficace come si è sempre creduto. Secondo una nuova ricerca scientifica, la dietiltoluamide (Deet) – principio attivo presente nella maggior parte dei repellenti – potrebbe diventare meno efficace nel tempo perché alcune zanzare imparano a riconoscerne l’odore come segnale di una possibile fonte di nutrimento.
A evidenziarlo è uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Experimental Biology, realizzato dal fisiologo italiano Claudio Lazzari insieme al biologo francese Clément Vinauger.
La ricerca si è concentrata sulla Aedes aegypti, tra le specie più pericolose al mondo perché responsabile della trasmissione di malattie come Dengue, Zika, febbre gialla e chikungunya.
Gli studiosi hanno applicato un meccanismo di apprendimento simile al condizionamento pavloviano, il principio reso celebre dagli esperimenti dello scienziato russo Ivan Pavlov. In laboratorio, le zanzare venivano esposte all’odore del Deet proprio mentre tentavano di raggiungere una sacca di sangue caldo posta a breve distanza, ma fuori dalla loro portata.
Dopo diverse ripetizioni dell’esperimento, oltre il 60% degli insetti mostrava un comportamento diverso dal previsto: anziché evitare il repellente, reagiva all’odore cercando di alimentarsi. In una fase successiva della sperimentazione, alle zanzare è stata offerta una scelta tra una mano umana senza protezione e una trattata con Deet: mentre gli insetti non sottoposti all’addestramento evitavano la mano con il repellente, quelli “allenati” tendevano invece a dirigersi proprio verso di essa.
I risultati suggeriscono quindi che l’efficacia dei repellenti basati sul Deet potrebbe essere influenzata dalla capacità di apprendimento delle zanzare, aprendo interrogativi sul futuro delle strategie di protezione contro insetti vettori di malattie infettive.

