Santo Domingo tra ristoranti moderni e cucina tradizionale

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Spiagge bianche, resort, divertimento. E una sensazione di pura energia. Lasciamo in valigia l’immaginario comune del turista in arrivo nella Repubblica Dominicana. Nel mensile di maggio del Gambero Rosso il viaggio ci conduce in uno scenario parallelo, meno conosciuto, ma altrettanto affascinante: la vibrante e sorprendente scena gastronomica. Nulla racconta di più dei dominicani del loro modo di vivere la tavola. Sono i vicoli della Ciudad Colonial di Santo Domingo a darci il benvenuto: le deliziose casette basse e colorate, avvolte dai fili dell’elettricità, i suoi musei, le chiese in pietra scura che ci riportano nelle atmosfere di paesini del Sud Italia. Siamo in un angolo di Vecchia Europa nel Nuovo Mondo, il più antico, ci fermiamo davanti alla Cattedrale di Nostra Signora dell’Incarnazione, costruita nel 1512 su mandato di papa Giulio II. Pietra calcarea, stile d’ispirazione gotico e volte a crociera: per anni conservò le spoglie di Cristoforo Colombo e all’uomo che unì i due mondi è dedicato l’immenso monumento sul mare Faro a Colón, 800 metri di estensione a forma di croce latina.

Santo Domingo. Storie, gastronomia e vino


La Repubblica Dominicana è un perfetto corto circuito di Nord e Sud America, con una generosa dose di vecchia Europa, pensiamo davanti a un ottimo caffè d’altura a Casa Barista, sulla stessa via della Cattedrale. Tanta ricerca, estrazioni, per uno specialty coffee che invita a perdere la cognizione del tempo.

Dietro c’è un personaggio che ritroviamo dietro tante brillanti aperture recenti: Erik Malmsten, 36 anni. Padre svedese – aveva un ristorante a Goteborg – e madre dominicana. Ha iniziato con un piccolissimo buco aperto alla buona, oggi dirige 8 ristoranti e tanti nuovi progetti in cantiere. Di lui ci colpisce molto il profilo basso e il modo in cui osserva, sembra sempre studiare. Pochi metri e siamo in una vecchia casa coloniale, di quelle che paiono sempre aperte verso l’esterno: Mesón de Bari, uno dei templi della cucina tradizionale.

Basta sfogliare il menu per capire che i dominicani vivono sul mare, ma sono grandi mangiatori di carne. E si divertono a mischiare sapori di mare e terra, il riso non manca mai, così come la frutta che spesso arricchisce le pietanze. Gustiamo un ottimo chivo guisado, uno stufato di capra in salsa creola, riso e fagioli in accompagnamento. Eppure, tutte le nuove aperture sono in direzione di una cucina più leggera e moderna. Pensiamo a O.dette, una delle ultime creature di Erik, dove sono protagonisti tanti piatti vegetariani e gustosi, marinature leggere, paste e netti richiami mediterranei. Tra opere d’arte e piante locali. Qui, più che altrove, la tavola è un modo per vivere la vita, per sdrammatizzare e stare insieme. Non a caso, nel piano di sopra c’è O.dile, un tequila y mezcal club. Della facilità di entrare in contatto, anche empatico, con gli altri ce ne accorgiamo ancor di più durante la cena da O.livia, il bistrot mediterraneo di Erik.

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