REPUBBLICA DOMINICANA | Presidente Abinader impedisce ingresso di politici e altri cittadini haitiani

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di Simone Garbelli

Il presidente della Repubblica Dominicana, Luis Abinader, ha disposto la chiusura delle frontiere nazionali a una serie di cittadini haitiani, tra cui diversi politici e alcuni leader criminali. La misura, presa per “proteggere la sicurezza” dei dominicani, riguarda tra gli altri ex primi ministri haitiani come Laurent Lamonthe ed Evans Paul, o l’ex senatore Youri Latortue.

Secondo quanto scrive la presidenza in una nota, i politici e coloro che l’intelligence qualifica come leader criminali, hanno diversi contrasti con la giustizia nazionale e con ordinamenti di paesi terzi, vuoi per reati collegati al traffico di stupefacenti, perche’ ritenuti parte delle tensioni tra bande, o anche per presunte responsabilita’ nell’omicidio dell’ex presidente, Jovenel Moise. Abinader ha ricordato che la decisione poggia sulla facolta’ concessa dalla Costituzione di impedire l’ingresso di stranieri, per salvaguardare “l’interesse pubblico”.

Haiti e Repubblica Dominicana si dividono l’isola Hispaniola, al centro dei Caraibi, condividendo una frontiera di poco meno di 400 chilometri. Santo Domingo, allarmata dagli alti livelli di criminalita’ oltre frontiera, ha tra le altre cose avviato la costruzione di un muro da 160 chilometri, dotato di torrette di vigilanza e strumenti per il controllo biometrico.

Haiti versa da tempo in una situazione di grave instabilita’ legata agli scontri tra bande armate che si contendono il controllo del territorio, aggravata a partire dall’omicidio del presidente Jovenel Moise, nel luglio 2021. A questo si e’ ora aggiunta una recrudescenza dell’epidemia di colera. Dall’inizio dell’anno, oltre 500 persone sono state uccise in scontri tra bande armate nella capitale di Haiti Port-au-Prince. Lo denuncia l’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani. Dall’inizio dell’anno e fino al 15 marzo, denuncia la portavoce Marta Hurtado, un totale di 531 persone sono state uccise, 300 ferite e 277 rapite. Solo nelle prime due settimane di marzo gli scontri tra bande hanno provocato almeno 208 morti, 164 feriti e 101 rapiti.

La maggior parte delle vittime, denuncia l’Ufficio Onu, e’ stata uccisa o ferita da cecchini che, secondo quanto riferito, stavano sparando a caso contro persone nelle loro case o per strada. Studenti e insegnanti sono stati colpiti da proiettili vaganti durante gli scontri tra bande e il rapimento di genitori e studenti nelle vicinanze delle scuole e’ aumentato, costringendo molte di esse a chiudere. Alla meta’ di marzo 2023, denuncia ancora la portavoce delle Nazioni Unite, almeno 160mila persone sono state sfollate e si trovano in una situazione precaria. Un quarto degli sfollati vive in insediamenti improvvisati, con un accesso molto limitato ai servizi di base come l’acqua potabile e i servizi igienico-sanitari.

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